Proseguendo in un percorso di ricerca introspettiva, ritengo interessante segnalare due post di Toshan Ivo Quartiroli.
La crisi di identità dell’uomo e delle società moderne, ci preoccupa e ci impone scelte sempre più ragionate. Questa analisi può contribuire ad una migliore conoscenza di quello che è uno dei problemi più gravi e che va affrontato con decisione. L’analisi delle contrapposizioni tra mondi reali e virtuali, forse ci porterà, con maggiore comprensione a ritrovare la nostra giusta dimensione. Abbiamo sempre più bisogno di vincere le nostre incertezze e la necessità di dare risposte concrete ai dubbi, ai perchè. Siamo tutti protesi ad una migliore conoscenza della verità, alla ricerca delle ragioni della nostra esistenza e del suo rapporto più intriseco con il mondo che ci circonda.
di Toshan Ivo Quartiroli
Kevin Kelly (autore di Out of Control nel suo ultimo articolo parla della crisi dell’identità degli esseri umani causata dall’incessante sviluppo tecnologico. Poichè la scienza ogni giorno produce nuove invenzioni, queste scombussolano la nozione di noi stessi ed ogni giorno la nostra identità viene messa in discussione. Quindi si chiede “chi siamo e cosa vogliamo essere”, riportando anche le domande che si fece Philip Dick: cos’è la realtà e cosa significa essere un essere umano. Le domande di Kevin Kelly e di Philip Dick sono vecchie quanto l’umanità. La tecnologia mette in discussione la nostra identità in modo crescente poichè sta sostituendo le nostre identificazioni con gli artefatti tecnologici. Ad esempio, se ci identifichiamo con il nostro corpo, la nostra identificazione verrà messa in discussione dalle protesi e dall’ingegneria genetica. Analogamente, se ci identifichiamo con la nostra mente questa verrà sfidata dalle molecole che agiscono sul cervello, dalle droghe, dalla neurotecnologia e dall’intelligenza artificiale. Questa è un’arma a doppio taglio: da una parte può diventare una fonte di ansia nel non sapere più chi siamo. Dall’altra parte ci stimola a cercare delle identificazioni più profonde del nostro corpo/mente, come ci suggeriscono i saggi e gli insegnanti spirituali. Nel mio articolo Maya 2.0 avevo ipotizzato che tramite la tecnologia stiamo creando un “doppio Maya”, uno strato ulteriore di illusione nei confronti della realtà che, come una doppia negazione, potrebbe penetrare attraverso il primo strato della “realtà illusoria ordinaria” percepita dai nostri sensi. Ma questo a mio parere può avvenire solamente se non perdiamo noi stesso nel medium e diventiamo di nuovo padroni della nostra attenzione, spostandola di 180 gradi dallo schermo del computer verso la nostra consapevolezza, come Bertolt Brecht aveva già suggerito a riguardo del medium teatrale.
Jaron Lanier ha scritto Are We Trapped in God’s Video Game? (”Siamo imprigionati in un video game di Dio”?): Ci sono alcune domande sulla realtà virtuale (RV) che mi sono state poste diverse volte al giorno, ogni giorno, per oltre un quarto di secolo. Le email arrivano ancora, da un ragazzino Coreano o da una nonna Australiana: potrà mai la RV diventare talmente abile che non saremo più in grado di dire che è RV? E’ possibile che stiamo già vivendo nella RV? [...] Il concetto di “RV talmente abile che non puoi dire che” può significare diverse cose. Potrebbe significare che una persona che si trova nella realtà naturale può essere ingannata da una simulazione, oppure potrebbe significare che un essere che è stato creato come parte di una simulazione può diventare conscio. Poi Lanier riflette sull’intersezione di realtà virtuale, cosmologia e fantascienza. Vorrei dare una prospettive spirituale ai mondi virtuali. Tutto ciò di cui puoi fare esperienza nasce dai pensieri, quindi tutto ciò di cui fai esperienza, o puoi farne esperienza, è un’illusione. I Situazionisti dicevano che nel capitalismo le emozioni vengono tramutate in prodotti di mercato e che dobbiamo sborsare denaro per riprendercele. Inoltre, affermavano che gli esseri umani nella nostra società vengono riprogettati in modo da vivere una vita come rappresentazione di se stessa. Senza dubbio la società attuale è l’apoteosi della vita vissuta in modo mediato, tramite mezzi tecnologici che ci distanziano dal contatto immediato con la nostra profondità interiore prima ancora che con il prossimo e con la concretezza del reale. Ma la radice della distanza dalla realtà autentica è molto più antica della società di mercato. Questa ultima non ha fatto altro che rispecchiare una situazione già presente nella natura della mente. Già a partire dal piano neurofisiologico viviamo in una realtà fabbricata, iniziando dal meccanismo della visione fino al nostro sistema nervoso che filtra, interpreta e fabbrica la realtà. Il sistema nervoso e la mente nella sua totalità agisce quindi da barriera verso la realtà, creando strutture e mondi a cui diamo il nome di “idee”, “opinioni”, “principi”, “verità”, “oggettività”, “bene”, “male” e così via. Rifugiarsi in un mondo mentale di immagini, fantasie e di proiezioni è un meccanismo di difesa inevitabile durante la costruzione dell’ego, una protezione per l’insorgere di sensazioni spiacevoli. Quando questo mondo interno si sviluppa eccessivamente e prende vita autonoma parliamo di psicosi e schizofrenie, ma è solo una questione di gradi, essendo un’esperienza comune. La razionalità stessa, pur essendo un’importante acquisizione verso la ricerca del vero, spesso rappresenta un trucco della mente che ci illude ulteriormente di poter “vedere le cose come stanno” in modo “oggettivo”. La razionalità si trasforma così spesso nel suo contrario, in un meccanismo di difesa personale nei confronti della consapevolezza del vero, e a livello collettivo lo strumento più adeguato per progettare ed utilizzare l’artificio tecnologico che consente la creazione dei mondi virtuali. La tecnologia è l’apotesi del razionale. Quindi la razionalità si trasforma in una specie di meccanismo di difesa a livello sociale, che consente la creazione di strumenti tecnologici sempre più complessi che progettano la comunicazione tra esseri umani mediata da schermi, tastiere, mouse, procedure di utilizzo dei siti web. I percorsi di realizzazione spirituale sono un ritorno verso la realtà e verso un contatto col reale libero da strutture mentale ed interpretative. Spesso in occidente vi è la credenza che la spiritualità sia in contrapposizione al reale, mentre è piuttosto un percorso verso una dimensione più vera e immediata di ogni altro, che attraversa la rete di filtri che oscurano la piena percezione e l’immensità del vero. La piena consapevolezza di vivere in una realtà costruita ed illusoria è ciò che viene chiamato “illuminazione”. Parlando della sua realizzazione, Nisargadatta Maharaj diceva “Avevo l’abitudine di creare un mondo e di popolarlo, ora non lo faccio più”. Shri Ramakrishna affermava che “secondo il Vedanta, lo stato di veglia è irreale quanto quello del sogno”, quindi raccontava che: Un boscaiolo spiritualmente raffinato fu svegliato un giorno da un importuno, nel bel mezzo di un bel sogno. “Perché mi hai svegliato? – esclamò egli con rammarico – ero re e padre di sette figli, tutti versati in scienze diverse. Seduto sul trono regnavo sul mio paese. Ero così felice! Perché, perché mi hai svegliato?”. “Ma questo non ha alcuna importanza, gli rispose l’importuno, il vostro era soltanto un sogno!”. “Pazzo che sei, replicò l’altro, non capisci che ero re veramente, così come veramente sono boscaiolo? Poiché se è vero che sono un boscaiolo, è ugualmente vero che ero un re”. Shri Ramakrishna. Alla ricerca di Dio. Roma. 1963. Originale. L’enseignement de Ramakrishna. La mente ordinaria vive in un equilibrio instabile tra la pacata beatitudine dell’illuminazione e il caos della psicosi. Quando la mente eccede nella sua capacità di creazione di mondi e soprattutto di identificarsi con essi, la realtà diviene talmente distante che rimangono solo le costruzioni fantastiche della mente. Diceva Ronald David Laing ne L’io diviso (Einaudi. Torino. 1969): “Se una persona non agisce nella realtà, ma solo nella fantasia, diviene essa stessa irreale.” Il mondo illusorio creato dalla mente viene chiamato maya nella tradizione indiana, uno stato analogo a quello del sogno. Ma il mondo di maya non va e non può essere evitato. Il percorso è quello di entrare nell’illusione con consapevolezza, rendersi coscienti del vero e da lì ritornare al mondo illusorio che a quel punto diventa una delle tanti espressioni del vero. E’ attraverso la lila (gioco divino) che dovete aprirvi il cammino fino a nitya (eterno, vero). Così è da nitya che dovete tornare indietro fino a lila, che allora non è più irreale, ma una manifestazione di nitya per i vostri sensi. Shri Ramakrishna. Alla ricerca di Dio. Roma. 1963. Originale. L’enseignement de Ramakrishna Osho, alla domanda “Il tuo insegnamento mi sembra diverso: essere impegnati nel mondo anche mentre avviene la trasformazione. Se è così, come posso evitare le distrazioni di maya prima di riuscire a vedere chiaramente la realtà?” rispose: Non c’è bisogno di evitare nulla. Ogni sforzo diretto alla rinuncia è generato dalla paura. Vivi, non evitare. Vivi maya, e arriverai a scoprire la realtà, perché questo maya è una realtà nascosta. Anche ciò che appare fa parte della realtà. Lasciamelo ripetere: anche ciò che appare fa parte della realtà. Non sfuggirgli, perché così sfuggiresti anche la realtà. Entraci profondamente. Vivilo, con gioia, non scappare. Gli hindu chiamano maya il mantello di Brahma, il suo vestito: non evitarlo. Se eviti il mio vestito e scappi, scapperai anche da me. Devi accettare il mio abito, devi avvicinarti sempre di più, solo allora potrai conoscere me, quello che si nasconde dietro l’abito. Dio è nascosto in maya. Maya indica la sua magia. Dio è nascosto nella propria magia. La parola “magia” deriva da maya. Dio è nascosto in questi fiori, in questi alberi, in queste rocce, in te, in me. Da ogni occhio egli osserva il mondo, da ogni fiore è la sua fragranza che si diffonde. Questo è il suo modo di essere, la sua manifestazione. Se la eviti, eviterai anche lui; entraci, entra nella fragranza del fiore, solo così troverai la fragranza di Dio nascosta all’interno. Osho. Tratto da Come Follow Me, Vol. III Con i mondi virtuali quali Second Life sembra che si stia creando un ulteriore strato di Maya sopra quello già esistente della realtà ordinaria che viene a sua volta vissuta illusoriamente. Con i mondi virtuali diviene evidente l’artificio e l’irrealtà di tali ambienti, ma nello stesso momento è anche evidente quanto le nostre reazioni ed emozioni siano di base le stesse sia nella vita “reale”, che nei mondi online, che potrebbero essere chiamati Maya 2.0. Probabilmente nei mondi online utilizzeremo maggiormente alcune parti della nostra psiche rispetto ad altre, ma fondamentalmente le nostre modalitò di interazione rifletteranno quelle che sono le nostre strutture psichiche e i condizionamenti ricevuti durante la nostra storia. Quindi, anche se online utilizziamo parti di noi che sono meno visibili nella vita offline, i meccanismi rimangono gli stessi. La differenza è che la nostra esperienza online ci potrebbe dare l’opportunità di mettere in discussione la realtà della nostra partecipazione e di includere la nostra stessa mente nel sogno. In questo senso, le parole di Swami Nityananda “Per prendere in considerazione Maya, si necessita un Maya più profondo” (da Voice of the Self) sembrano scritte per gli architetti della Rete. Quindi una illusione può aprire alla verità. Se si sposta l’attenzione di 180 gradi dallo schermo alla propria interiorità si ha la possibilità di non perdersi passivamente nel mezzo e di mettere in discussione la realtà di tutti gli strati di Maya. Nelle tradizioni orientali vi sono dei racconti ove avvengono degli incidenti che provocano la consapevolezza immediata del reale, come ad esempio il racconto della monaca che si è illuminata quando l’inaspettata scomparsa di un’illusione l’ha condotta all’illuminazione. La monaca Chiyono aveva praticato anni di meditazione. Una notte stava trasportando un vecchio secchio pieno d’acqua e mentre camminava, osservava la luna piena che si rifletteva nel secchio. Improvvisamente, le canne di bambù che sostenevano il secchio si ruppero e il secchio cadde. L’acqua a sua volta cadde a terra, il riflesso della luna scomparve e in quel momento Chiyono si illumin e scrisse questa poesia: In un modo o nell’altroho cercato di sorreggere il secchiosperando che il debole bambùnon si sarebbe mai spezzato.Improvvisamente il sostegno si è rotto.Non più acqua,non più luna nell’acqua,il vuoto nelle mie mani. Secondo il commento di Osho, “All’improvviso l’acqua fuggì in tutte le direzioni, e non vi era più alcuna luna. A quel punto, deve aver guardato in alto – ed ecco la vera luna! Improvvisamente si risvegliò al fatto che ogni cosa era un riflesso, un’illusione perché era vista tramite la mente. Allorché il secchio si ruppe, anche la mente andò in frantumi.” Un incidente che improvvisamente fa cadere l’illusione della luna riflessa…. magari il crash dell’hard disk?
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